Truffato, e ora?

Se non lo denunci tu, a quello non gli fanno niente e continuerà a truffare anche i tuoi discendenti. Ma denunciare non significa andare dal poliziotto più vicino e raccontargli quello che ti è successo. Devi fare di più o è meglio non fare nulla


Probabilmente sei qui perché ti hanno appena truffato e vuoi sapere cosa fare per recuperare i tuoi soldi e fargliela pagare.  E’ presto detto: sui soldi puoi metterci una croce e non è detto che riuscirai a fargliela pagare.

I soldi non li rivedrai più perché li hai mandati su una prepagata Cartalis, una PostePay o un conto corrente intestati ad un tizio che non c’entra o ad un balordo oppure ad uno che è proprio lui ma non gliene frega nulla perché nulla ha da perdere e sa che non andrà in galera e che tu non andrai a spezzargli le gambe perché non ti conviene e non ne sei capace.

Ed è difficile mandarlo in galera anche e sopratutto perché la maggior parte delle vittime di truffa pensa che basti raccontare la faccenda al più vicino poliziotto e, di lì a poche ore, il mascalzone sarà arrestato e condannato ed il maltolto restituito alle vittime.

Ma le cose non funzionano così e la maggior parte delle denunce per tuffa online finisce archiviata senza che nessuno le abbia mai prese in considerazione. Questo per l’inettitudine, la corruzione almeno ideologica, l’inadeguatezza in materia di commercio online di Leggi, Istituzioni ed Enti preposti ma anche per la pigrizia e l’ignoranza degli stessi truffati.

Fare una denuncia per truffa online che effettivamente finisca in mano ad un Magistrato e metta in moto iniziative giudiziarie richiede che ci si investa del tempo, ci si informi di cosa dicono le Leggi e cosa conviene fare e come.

Se ti mancano la voglia ed il tempo e non sei abituato ad approfondire problemi mediamente complessi, lascia perdere. Non andare neanche dal poliziotto ed i prossimi acquisti falli al negozio sotto casa perché il commercio online, per come è messo quello italiano, non fa per te.

Ma sappi che se il truffatore non lo denunci tu, nessuno potrà farlo al tuo posto: non è consentito a Magistrati e Polizie di interessarsene se non esplicitamente richiesti dalla vittima e, in assenza di questa richiesta, anche se fossero a conoscenza del reato, non potrebbero intervenire. Quindi se non lo chiedi tu, a quello non gli fanno niente e continuerà a truffare anche i tuoi discendenti.

Se invece ti ci vuoi impegnare, ti dico subito che una denuncia ben fatta può trasformare quel foglio di carta in una legnata che farà passare un brutto quarto d’ora a chi ti ha truffato. Mandandolo in galera, se non subito, quella prossima volta che c’è sempre nel destino dei mascalzoni.

Se vuoi farlo, non avere fretta: per denunciare la truffa hai tre mesi di tempo a partire dal momento in cui ne hai ‘acquisito la conoscenza completa e precisa, nonché certa.
Tradotto in italiano, significa che il momento in cui hai capito di aver subito la truffa lo decidi solo tu ed è dal quel momento che scattano i tre mesi. A chi volesse contestarlo la Legge impone l’onere di provare il contrario e, in caso di dubbi, si decide a tuo favore.

Presentare la denuncia (in realtà quella che farai è una querela) non ti costerà nulla; non avrai bisogno di avvocati né dovrai affrontare complicati e lunghi iter burocratici.
E’ tutto molto semplice ma dovrai farlo personalmente o tramite persona delegata o tutore se sei minorenne, per iscritto oppure a voce presso Polizia Postale, Guardia di Finanza, Carabinieri, Polizia di Stato, Procure della Repubblica, Consolati ed Ambasciate italiane all’estero e puoi anche inviargliela per raccomandata. Se ti è possibile, portala direttamente alla Procura della tua città: se ce nè una, c’è anche un Ufficio di Polizia Giudiziaria che riceve querele e denunce. In Procura si fa prima e l’atto arriva molto più velocemente nelle mani del Magistrato competente.

Se vuoi farlo presso una Polizia, è indifferente rivolgersi all’una o l’altra: vanno tutte bene perché il loro compito è solo quello di portare la querela alla Procura di competenza dove un Magistrato la valuterà per decidere se darvi corso o meno. Infatti, salvo alcuni casi che qui non ci interessano, non è la Polizia che avvia indagini ma la Magistratura che, per svolgerle, si avvale degli uffici di Polizia Giudiziaria dipendenti dalle stesse Procure. Non succede praticamente mai che il poliziotto e l’Ufficio che raccolgono la tua querela siano poi incaricati delle indagini, quindi non aspettarti da loro null’altro che la ricevuta dell’avvenuta presentazione.
Non perdere tempo con le ‘denunce online’ di Carabinieri e Polizia di Stato: nel caso della querela non servono a nulla perché comunque occorrerà recarsi di persona nei loro uffici e il modulo compilato online neanche lo leggono.

La querela serve a mettere in moto un procedimento giudiziario ma non è automatico che vi facciano seguito indagini, rinvii a giudizio, processi e sentenze. Questo dovrà deciderlo il primo Magistrato che la riceve e che ha il compito di capire se in quello che ti è successo vi sono reati da perseguire. Se decide che no, la pratica viene archiviata e tutto finisce lì, senza neanche avvisarti. Magari i reati c’erano ed anche gravi ma li hai raccontati male ad un poliziotto che li ha scritti peggio ed il Magistrato, non capendoci nulla, l’ha archiviata.

Non è che serva Leopardi per scrivere una querela: può benissimo essere un semplice elenco di fatti ma occorre che descriva chiaramente come sono andate le cose, quali danni sono stati fatti, in che modo, chi li ha causati. Sono cose che conosci solo tu e solo tu hai sufficiente motivazione, conoscenza dei fatti e tempo per descriverli nella maniera ed ordine giusti.
Dal poliziotto più vicino vacci per consegnargliela la querela, non per dettarla. E’ l’unico strumento che hai per far valere i tuoi diritti, devi usarlo bene.

Tendenzialmente le querele per truffa non sono viste di buon occhio dalle Procure anche per ragioni di carattere economico: avviare indagini su una truffa significa destinarvi, per periodi che possono anche essere molto lunghi, un Magistrato inquirente che sappia di Internet (e sono pochi) con almeno un collaboratore che sappia di Internet (e sono pochi) e quindi stipendi ed anche pratiche, telefonate, trasferte, atti giudiziari che coinvolgono altri uffici ed Enti, fascicoli e scaffali per archiviarli, computer da impegnare e poi togliere uomini al locale Ufficio di Polizia Giudiziaria se disponibili oppure chiederne in prestito ad un Commissariato, alla PolPost, ai Carabinieri, alla Finanza.
Tutta questa roba costa un sacco di soldi che poco volentieri le Procure investiranno sui 300 Euro che ti hanno truffato. Certo: la Giustizia non si dovrebbe misurare in Euro ma le cose stanno così.

Ma succede anche che querele fatte in fretta e senza riflessione invochino a sproposito truffe inesistenti. La Legge definisce questo reato con una precisione che non lascia spazio ad interpretazioni: puoi dirti truffato se nella tua vicenda ci sono, tutte assieme, queste tre condizioni: (1) che i tuoi soldi sono finiti nelle tasche di qualcuno (2) che, con una qualche furbizia, ti ha convinto a darglieli avendo già deciso di fregarti  ed alla fine della fiera  (3) lui è più ricco dei soldi che tu non hai più.

Una o più di queste condizioni non sono presenti nel caso in cui tu abbia in qualche modo recuperato i soldi che il mascalzone ti ha fregato (PayPal, chargeback da carta di credito, richiamo del bonifico), se i soldi li hai persi in una transazione con qualcuno che non li ha intascati personalmente (es. a sua volta vittima di un falso dropship), se i soldi li hai persi e li ha intascati qualcuno che ora non li ha più e può dimostrare che non voleva truffarti (es. li ha girati ad un soggetto terzo che avrebbe dovuto spedire la merce ma, incassandone i soldi, non l’ha fatto).

Se la faccenda è andata in uno di questi modi, non ti puoi querelare per truffa e, facendolo, la querela sarà certamente respinta perché, nel primo caso manca il fattore fondamentale del danno personale e negli altri due vi è una responsabilità di tipo civilistico (il venditore non aveva intenzioni truffaldine ma ti ha comunque creato un danno) che va sottoposta al Magistrato civile e non a quello penale che, non essendo competente, archivierà la pratica.

Comunque se la tua querela viene respinta non ti succede nulla nè hai da temere eventuali ritorsioni da parte dei soggetti citati nell’atto che, in caso di archiviazione, neanche ne avranno notizia. Del resto, se l’atto lo stendi nel modo giusto, anche arrivando ad un processo che assolva l’imputato, non rischi di essere denunciato a tua volta per calunnia perché, essendoti limitato ad una oggettiva esposizione dei fatti, l’accusa non l’avrai fatta tu ma il Pubblico Ministero.

Tuttavia, anche se i fatti sono ben esposti, il Magistrato li capisce, vi trova il reato di truffa, propone ed ottiene l’avvio di indagini, vengono individuate le responsabilità e si emette il rinvio a giudizio dell’imputato, vi è un ulteriore e frequentissimo ostacolo alla celebrazione del processo: il Decreto di condanna.
Si tratta di una prerogativa che consente al Pubblico Ministero titolare delle indagini di proporre, consenziente l’imputato, la sostituzione del dibattimento con una sorta di patteggiamento che, stabilendo comunque la colpa dell’imputato, lo rimanda a casa con una multa risibile e senza iscrizioni nel casellario giudiziale. Il Decreto di condanna è appositamente pensato per sgravare dalla raccapricciante mole di arretrati gli uffici dei Pubblici Ministeri. Ma questa cosa si può impedire preventivamente e vedremo poi come.

Tutto quanto detto sin’ora appartiene ad un ambito giudiziario specificamente italiano nel quale vale il principio che, comunque, per truffa non si va in galera.  Ma nella quasi totalità delle vicende che abbiamo segnalato su eBayabuse in questi sei anni, associato alla truffa è sempre stato presente almeno uno dei reati di sostituzione di persona, uso indebito di carta di credito o di debito, emissione di fatture false, contraffazione di documenti di identità, violazione di sistemi informatici, associazione a delinquere, truffa continuata ed aggravata, ricettazione, furto di dati, violazione del diritto d’autore, minacce, stalking, riciclaggio di danaro e molto spesso più di uno.

E questi sono reati molto gravi che, se presenti nel giudizio, fanno la differenza tra tornarsene a casa con 50 Euro di multa o passare dall’aula di un Tribunale alla cella di un carcere. Almeno uno di essi c’è anche nel tuo caso e devi fare in modo che emerga dalla tua querela.

Il che non significa che devi dire al Magistrato quali reati perseguire ed a chi imputarli. Non è tuo compito ed anzi la Legge lo esclude espressamente: non puoi dire alla Magistratura su cosa indagare ma limitarti a raccontare fatti dai quali è suo compito esclusivo determinare la presenza di reati e quali e se avviare indagini per accertarli.

Questi fatti li puoi raccontare in tanti modi e contesti ma è fondamentale che la tua iniziativa ottenga che la querela sia accettata, siano avviate indagini per individuare i colpevoli, si arrivi ad un processo e l’imputato venga condannato. Parallelamente dovrai cautelarti dalle ipotesi di ricavarne ulteriori danni.

Vediamo prima questi. Sono solo due: che l’imputato venga assolto e ti quereli a sua volta per diffamazione e che, se chiamato a presenziare al dibattimento come Parte offesa, ci dovrai rimettere soldi e tempo che nessuno ti risarcirà.

Ad evitare la prima ipotesi ti aiuta la Legge stessa quando prescrive che reati e colpevoli non li devi indicare tu ma li deve trovare il Magistrato competente. Se nella tua querela ti sarai rigorosamente limitato alla descrizione dei fatti avvenuti, citando anche nomi quando oggettivamente compaiono nella vicenda ma senza attribuirgli reati, e dalla tua esposizione il Magistrato ricava di inquisire Tizio o Caio, sarà lui l’origine dell’accusa e non tu. Una eventuale reazione dell’imputato assolto non potrà quindi rivolgersi contro di te.

Facciamo un esempio pratico considerando le truffe condotte su eBay dagli account volpeanto, guccianna67, makkiamoneymaker ed altri collegati e che tu sia stato vittima di una di esse.

Uno di questi nick (bada bene: se nelle aste non erano indicati riferimenti aziendali, hai acquistato da pseudonimi dei quali non conosci in maniera certa i titolari) ti ha venduto e mai spedito una merce chiedendoti un bonifico su un conto della filiale di Agropoli di Monte Paschi intestato a Della Cortiglia Luca. Poiché (come personalmente non credo) questo nominativo potrebbe essere stato abusato ed il vero Della Cortiglia Luca totalmente estraneo alla vicenda, se tu scrivi ‘sono stato truffato da Della Cortiglia Luca‘ ti esponi a possibili iniziative giudiziarie della persona ingiustamente accusata.
Diversamente – e rispettando quanto prescrive la Legge (Cassazione 10537/2000) – se ti sarai limitato alla nuda esposizione del fatto che hai perso i tuoi soldi inviandoli, come richiesto dal titolare dell’account eBay, a quel conto intestato a quella persona e puoi dimostrarlo con la copia del bonifico, nel caso il Magistrato decidesse di rinviare a giudizio il Della Cortiglia e questo venisse poi assolto in giudizio, nulla avrebbe da contestarti ed una sua eventuale richiesta andrebbe incontro a certa archiviazione.

Il secondo danno che puoi ricavare dalla tua iniziativa è, invece, reale e tanto più probabile quanto minore il numero di Parti offese interessate al procedimento. Ti spiego con un altro esempio.
Nel 2009, a seguito di una delle maxitruffe imputate ad Aramino Maurizio, un centinaio di vittime organizzate nel nostro Forum presentarono querela per truffa contro gli intestatari delle coordinate di pagamento e dell’account dg_elettronica. Alcuni mesi fa il Pubblico Ministero Rosaria Vecchi del Tribunale di Lanciano, dopo aver accorpate 57 querele disseminate in quasi altrettante Procure, ha disposto il rinvio a giudizio per gli imputati (tra i quali Aramino che non era citato in nessuna delle querele ma al quale eBayabuse ha sempre imputato la regia delle truffe lancianesi) dispensando tutte le Parti offese dall’obbligo di presentarsi alle udienze.

Ma se anche avesse deciso diversamente, non ne avrebbe convocate cinquantasette e neanche dieci o cinque ma magari solo un paio tra quelli residenti nel luogo più vicino a Lanciano. E’ ovvio, oltre che consolidata procedura.

Questo significa che se l’eventuale processo fosse improbabilmente costruito sulla tua sola querela, certamente saresti chiamato a testimoniare in quanto Parte offesa e non potresti rifiutarti. Non avresti bisogno di avvocato, non perderesti la giornata di lavoro ma a tuo carico sarebbero le spese di viaggio ed eventuale soggiorno. Se il processo si originasse da due querele le tue probabilità di doverci andare scenderebbero al 50%, se quattro al 25% e così via.

La decisione del PM di Lanciano non è la norma, quasi sempre almeno una parte offesa è chiamata ad essere presente al dibattimento, quindi almeno una delle vittime avrà un ulteriore danno economico variabile: tanto più alto quanto più bassi avrà senso civico e rispetto di sè. Comunque questo danno c’è.

Ora andiamo al concreto e vediamo come fare la querela. Premesso che il sistema giudiziario italiano non ammette denunce collettive ((la class action, peraltro resa inservibile dal governo Berlusconi dell’epoca, non ha nulla a che fare con le faccende penali), occorre sapere che le oltre 150 Procure della Repubblica non hanno un database comune, non comunicano tra di loro, non si chiedono informazioni, non se ne danno. Nessuna di esse ha una sistematica condivisione di dati con le Polizie e, a loro volta, Polizia Postale, Pubblica Sicurezza, Carabinieri e Guardia di Finanza accedono al Sistema informativo interforze del Ministero dell’Interno ma non sono collegate tra di loro e neanche tra i propri stessi uffici. Questi due fatti significano che ogni Procura che riceve una querela la interpreta come un unico reato a danno di una sola persona, dandogli un’importanza proporzionata all’irrisorio danno patrimoniale provocato.

Per far sapere al Magistrato che non è così è sufficiente allegare alla propria l’elenco delle altre querele presentate sulla stessa vicenda nelle altre Procure del Paese. Risultato che si ottiene senza problemi raccogliendo in un unico luogo (ad esempio Facebook) tutte le vittime, stabilendo un testo comune e la lista generale di tutti con nome, cognome, codice fiscale, Ufficio nel quale si intende presentarla ed allegarla alle querele.

In questo modo tutte Procure coinvolte riceveranno informazioni fondamentali sia per capire gravità ed estensione del reato che per poter richiamare tutte le querele accorpandole in una sola azione giudiziaria che, a questo punto, non sarà per un danno patrimoniale di pochi Euro, riguarderà decine di persone ed anche reati più gravi della truffa.

Per quanto riguarda il testo, la querela devi immaginarla divisa in tre parti e deve essere rivolta alla Procura della Repubblica della tua zona. Nella prima parte metterai i tuoi dati completi: nome, cognome, luogo e data di nascita, Codice fiscale, luogo e via di residenza, email e telefono.

Esempio:

Alla Procura della Repubblica di Vattelappesca, il sottoscritto Caio Sempronio, nato a Pollena Trocchia il 22 Marzo 1981, Codice fiscale 123etc, residente a Monza alla via Palazzo reale 34, telefono 1234567890, indirizzo email caio.sempronio@libero.it

ESPONE QUANTO SEGUE

poi la seconda che descrive i fatti. Nella terza chiederai che si verifichi la presenza di reati nella vicenda che hai raccontato, che si individuino e puniscano i responsabili, che ti riservi la costituzione di Parte civile, che vuoi essere avvisato in caso di archiviazione della tua richiesta e che ti opponi ad eventuali Decreti di condanna.

Esempio:

CHIEDE
che l’Ill.mo Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Vattelappesca, esaminati i fatti sopra narrati, proceda nei confronti di coloro che si sono resi responsabili di avermi indotto in errore  tramite artifizi e raggiri, procurando a sè stessi un ingiusto profitto a mio danno. Con l’intenzione di poter agevolare le eventuali indagini che questa Procura riterrà di avviare, allego alla presente l’elenco di altre persone che, come me, sono rimaste vittime nella stesse vicende e che hanno a loro volta sporto specifica querela (all.xy)

Con espressa riserva di costituzione di parte civile nell’eventuale procedimento penale, chiedo sin d’ora la punizione del responsabile e di essere avvisato in caso di eventuale richiesta di archiviazione da parte della Procura ex art. 406 e 408 c.p.p.
Dichiaro, altresì, di oppormi alla definizione del procedimento tramite, eventuale ove applicabile, decreto di condanna.

La riserva a costituirti Parte civile non ti obbliga a farlo ma è molto utile per due ragioni: se il procedimento si conclude con la condanna dell’imputato, benché in sede penale, il Giudice potrebbe stabilire subito un risarcimento e poi perché ti consentirà, nell’eventuale successivo procedimento civile, di utilizzare tutte le documentazioni raccolte dal Pubblico Ministero in quello penale con considerevole risparmio di soldi e di tempo.

La richiesta di essere avvisati in caso di archiviazione obbliga il Magistrato a farlo ed a darti il tempo di opporti alla sua decisione.

L’opposizione all’eventuale Decreto di condanna inibisce il potere del Pubblico Ministero a chiederlo, obbligandolo a concludere il rinvio a giudizio con il naturale processo.

La parte centrale del testo è ovviamente la più importante. Anche se non tocca a te – e non ti conviene – indicare reati e colpevoli, nel testo dovrai fare in modo che emergano, se ci sono, comportamenti che mostrino la collaborazione di più persone, la registrazione ad eBay con dati falsi o altrui, l’uso di più coordinate di pagamento intestate a persone diverse, che dietro il fatto di cui sei stato vittima vi sia un lungo e sofisticato lavoro di preparazione, che siano stati falsificati dati o documenti di spedizione (falsi tracking, false mail di falsi spedizionieri) e cose del genere.

Se sei arrivato su eBayabuse è molto probabile che tu sia stato vittima di una truffa che abbiamo segnalato noi. In questo caso e senza assumerti alcuna responsabilità, potrai citare nella querela quello che ne scrive eBayabuse, qualunque cosa sia e attribuendone a noi la responsabilità.

Mi spiego: tu non puoi e non devi scrivere che Tizio e Caio ti hanno truffato, che hanno costituito una associazione a delinquere, falsificato documenti eccetera ma puoi senza problemi scrivere che queste accuse sono fatte da un certo sito al tale link ed allegare le schermate relative. Sarà poi la Magistratura che disporrà le necessarie verifiche interpellando direttamente la fonte citata.

In ogni caso e comunque tu voglia regolarti, la querela deve ‘suggerire’ al Magistrato in maniera chiara che non si tratta di una semplice truffa. Decidere a priori che, tanto, visto che è il suo mestiere, lo capirà comunque è profondamente sbagliato: non pochi Magistrati sono completamene ignari di quello che avviene in Rete, di cosa siano eBay ed il commercio elettronico, i feedback, gli account.
Quindi sarai tu a sottolineare che, ad esempio, i dati di registrazione ad eBay sono diversi da quelli di pagamento e corrispondono a persone del tutto ignare della vicenda (furto di dati personali, sostituzione di persona, violazione di sistemi informatici, frode informatica), che il venditore ha preventivamente accumulato un gran numero di feedback positivi risultato da transazioni fittizie con altri utenti (falso, associazione a delinquere), che le coordinate di pagamento utilizzate erano intestate a persone ignare (possesso indebito di carte di credito/debito, sostituzione di persona, falso materiale) eccetera.

Il testo deve essere quanto più possibile essenziale: non inserire integralmente le documentazioni ma riassumile rimandando agli allegati; la tua querela finirà in mano a persone che prima della tua ne hanno già lette altre e sulla scrivania altre ne hanno da leggere. Più gli rendi complicato il lavoro è più la tua impresa avrà una vita difficile.

Nel testo potrebbe capitarti di fare riferimento a documentazioni che sono in Rete: non inserire link chilometrici ma descrivili sinteticamente e mettili a fondo pagina avvisando come per gli allegati con una annotazione tra parentesi: (link 1 a fondo pagina) e (link 2 f.p.) le volte successive.

Facciamo un esempio concreto rifacendoci ancora alle truffe condotte con il nominativo di pagamento Luca Della Cortiglia, vicenda nella quale le omissioni del ‘Team sicurezza’ di eBay hanno svolto un ruolo determinante a danno degli acquirenti.
Dopo ESPONE QUANTO SEGUE, il testo potrebbe essere:

Titolare dell’account eBay (il tuo account) il giorno (data della transazione) ho partecipato all’asta (numero dell’asta)per un (quello che hai comprato) e, confortato dall’alto numero di feedback positivi del venditore (nome dell’account)(all.1), l’ho continuata sino ad aggiudicarmela per (cifra finale) più (importo spedizione) per le spese di spedizione (all.2).

Subito dopo la chiusura dell’asta ho ricevuto due successive email di eBay (una di complimenti per l’acquisto e l’altra di sollecito ad effettuare il pagamento al più presto) ed una dal venditore che mi chiedeva di pagare tramite un bonifico di complessivi … Euro su un conto corrente IT90P0103076020000000930983 presso la filiale di Agropoli (SA) del Monte dei Paschi di Siena intestato a Luca Della Cordiglia (all. 3,4,5).

Nelle email intercorse con il venditore durante l’asta, ero stato rassicurato sul fatto che lo smartphone sarebbe stato regolarmente fatturato e spedito con metodo tracciabile appena ricevuto il bonifico (all. 6). Effettuato il quale (all.7), ho scritto al venditore per avere conferma dell’accredito e sollecitare la spedizione dell’iPhone, ricevendo una laconica comunicazione che sarebbe stato ‘spedito lunedì o martedì’ (all.8). Da quel momento il venditore si è reso irreperibile e non risponde ad alcuna comunicazione.

Preoccupato da questo silenzio ho ricontrollato i suoi feedback avendo l’amara sorpresa di trovare che, proprio in quelle ore il venditore ne aveva ricevuti diversi negativi che lo accusavano di incassare i soldi e non spedire la merce (all.9). Dopo questi feedback negativi (nick del venditore) li ha resi privati (cioè non visibili al pubblico) ed il giorno 14 il suo account è stato sospeso da eBay (all.10).

Uno dei feedback negativi suggeriva la ricerca www.google.it/search?q=luca+della+cortiglia+truffa che ho seguito arrivando su un sito che segnala truffe online, ebayabuse.com, dove ho trovato una quantità di articoli nei quali si sostiene che gli account volpeanto, makkiamoneymaker e guccianna67 sarebbero nella disponibilità di un gruppo di truffatori che, impegnandosi per alcuni mesi a costruirgli un profilo commerciale apparentemente affidabile per meglio ingannare gli acquirenti, li ha poi lanciati in una serie di azioni truffaldine che avrebbero fruttato oltre centomila Euro, ricevuti sullo stesso conto intestato al Della Cortiglia sul quale io stesso ho fatto il bonifico.

Negli articoli si sostiene che, a cura dell’amministratore del sito, l’Assistenza clienti di eBay è stata puntualmente avvisata delle irregolarità circa i tre account ma non ha preso alcun provvedimento per impedire che le truffe si consumassero.

In particolare, sul sito si legge:

il 27 Maggio 2013
che volpeanto e guccianna67 hanno scambiato feedback falsi con i venditori bestoutletshopping (all.11 link 1 a fondo pagina), madeinitaly17 (all.12 link 2 fp) e gb-elettronica (all.12 link 3 fp); che gli account bestoutletshopping e madeinitaly17 chiedono pagamento su un conto corrente postale intestato Pagnoni – Pernetti con IBAN IT32P0760111200001002526786 (all.13 link 4 fp);

il 29 Maggio ed il 3 Giugno 2013
che volpeanto e guccianna67 hanno scambiato feedback falsi con gb-elettronica (all.14 link 5 fp) e wholesaletek2013 (all.15 link 6 fp);

l’ 8 Luglio 2013
che sono truffaldine le aste in corso da volpeanto (all.16 link 7 fp);

il 10 Luglio 2013
che volpeanto e guccianna67 chiedono pagamento sullo stesso conto utilizzato per il mio bonifico e che entrambi continuano pubblicare aste senza che l’Assistenza eBay, avvisata dallo stesso sito eBayabuse, prenda provvedimenti (all.17 link 8 a fp).
Lo stesso giorno il sito pubblica una mail dell’Assistenza clienti eBay che comunica all’amministratore di ebayabuse l’avvenuta sospensione dell’account guccianna67 (all.18) e la protesta dello stesso per non aver sospeso anche volpeanto che, nel frattempo continua a vendere (all.19 link 9 fp)

(qui continua l’elenco delle email)

Non essendo il sottoscritto in grado di valutare veridicità e gravità di quanto si afferma sul sito ebayabuse.com, ma ritenendolo comunque di interesse, lo sottopone alla valutazione dell’Autorità Giudiziaria e

CHIEDE
(qui inizia la terza parte dell’atto e subito dopo la firma, l’elenco dei link citati nel testo)

Link 1 http://www.ebayabuse.com/?p=9997
Link 2 http://www.ebayabuse.com/?p=10006
Link 3 http://www.ebayabuse.com/?p=10009
Link 4 http://www.ebayabuse.com/?p=10004
Link 5 http://www.ebayabuse.com/?p=10039
Link 6 http://www.ebayabuse.com/?p=10085
Link 7 http://www.ebayabuse.com/?p=10626
Link 8 http://www.ebayabuse.com/?p=10685
Link 9 http://www.ebayabuse.com/?p=10698
Link 10 http://www.ebayabuse.com/?p=10715′

Adattare questo esempio alle situazioni specifiche sarà abbastanza agevole se le vittime si organizzeranno in un Gruppo al quale, se richiesti, daremo certamente il nostro supporto.