Prima moneta poi cammello – Falso dropship in corso
Condividi
FacebookTwitterWhatsAppGoogle+Yahoo BookmarksBlogger PostEmailCondividi

La vendita in dropship è una triangolazione economica nella quale l’utente finale acquista una merce da un commerciante che non la possiede e la riceve da un soggetto terzo (dropshiper).

Il dropshiper, pur essendo il soggetto che possiede, amministra, garantisce il bene e ne risponde giuridicamente, di solito non compare formalmente nella transazione, consentendo che il rapporto di clientela si stabilisca tra l’utente finale ed il commerciante.
Cio’ comporta che, se dovesse interrompersi il rapporto tra il commerciante ed il dropshiper, i clienti restano al commerciante. Cosa non di poco conto.

La vendita in dropshiping si e’ diffusa perche’, se tutto funziona bene, il soggetto passivo di questa triangolazione – l’acquirente finale – non ci rimette nulla, il dropshiper vende piu’ merci, l’intermediario ricava una percentuale sulla vendita.

Nella triangolazione del dropshiping, i pagamenti possono seguire due diversi percorsi a seconda degli accordi tra dropshiper e commerciante; sempre fondati sul criterio imprescindibile “prima vedere moneta poi dare cammello”. Nel primo caso il dropshiper riceve il pagamento direttamente dall’acquirente finale (es. webchising di Shop.it), effettua la spedizione ed invia al commerciante la provvigione pattuita; nel secondo (es. PixMania) il commerciante riceve il pagamento dal cliente, ne detrae la sua parte ed invia il resto al dropshiper che provvede alla spedizione.

Moltissimi commercianti italiani usano il secondo metodo (che – detto a beneficio di un Fisco nazionale particolarmente inetto – consente pingui evasioni fiscali), pochi il primo. Tra questi, i mascalzoni che mettono in piedi dropship finti che provocano vere catastrofi finanziarie ai poveri cristi seminnocenti che se ne fanno coinvolgere.

Una truffa all’ingrosso il cui fulcro e’ un utente eBay adescato con il miraggio di fantastici guadagni in cambio di niente.

Solitamente la vittima (la prima perche’ subito ce ne saranno a decine) con la mente impegnata a contare i fantastiliardi che, tra poche ore, si accumuleranno sulla sua PostePay, sottoscrive patetici contratti arrivati via mail, invia ad uno sconosciuto i suoi dati anagrafici e bancari ed investe il suo account per irrorare la piattaforma di PlayStation, MacBook, reflex digitali, note e netbook, maxitelevisori e, in genere, il piu’ attuale hi-tech a prezzi cosi’ interessanti che gli acquirenti accorrono a frotte.

Le vendite vanno benissimo, anzi aumentano ogni giorno e l’apprendista stregone che gia’ si vede PowerSeller Platinum continua imperterrito a dire ai suoi clienti di pagare la merce ad uno sconosciuto, su una Lottomaticard camuffata da conto corrente, ad una ditta e partita IVA inesistenti.

Convinto di essere parte di un vero dropship, si accorgera’ del disastro che ha provocato a se’ stesso ed agli altri solo quando leggera’ il suo nome su eBayabuse e le proteste dei clienti che hanno pagato ma non ricevuto la merce. Sara’ troppo tardi: se ha da perdere, dovra’ risarcire qualche decina di migliaia di Euro, se minorenne (proibito dalle leggi italiane ma eBay se ne frega) o nullatenente, si dara’ alla macchia lasciando il danno alle decine di utenti che si sono fidati di un imbecille come lui. Funziona cosi’, il falso dropship.

In queste ore ne e’ incorso almeno uno ma, a differenza delle volte precedenti, non possiamo dare nomi e coordinate di pagamento perche’, essendone certi ed anche che si tratti dei soliti messinesi (per inciso: sono agli arresti domiciliari), non lo possiamo dimostrare. Per il momento.

Quindi: venditori eBay che avete iniziato una collaborazione con una pseudo ditta milanese con un negozio su eshop che si presenta come grossista ma non pubblica nessun recapito aziendale o Partita IVA; che siete stati contattati prima via mail e poi da cellulare da una voce come quella che potete ascoltare piu’ avanti; che vi e’ stato chiesto inizialmente di avere 50 feedback ma poi si sono contentati di 10; che vi hanno fatto firmare un contratto di collaborazione inviato via mail; offerto un catalogo hi-tech con i prezzi piu’ bassi di eBay; che hanno un dominio .it registrato da pochi giorni ed intestato ad una persona diversa da quello che dovra’ ricevere i pagamenti … vi state facendo un guaio.

Non vi illudete: se il dropship che state facendo si rivelera’ truffa, la Legge vi considera responsabili del danno provocato ai vostri clienti e dovrete risarcirli di tasca vostra. E se non lo fate, chi e’ stato danneggiato dalla vostra superficialita’ avra’ buone possibilita’ di citarvi per truffa.

Abbiate ben chiaro che, nonostante siate voi stessi vittima, la Legge pretende, giustamente, che, prima di iniziare un rapporto con un terzo abbiate svolto ogni ‘ragionevole controllo’ sulla sua solvibilita’ e consistenza giuridica.

I mezzi per farlo sono a vostra disposizione: se vi hanno fornito una Partita IVA, controllatela – a gratis – sul sito dell’Agenzia delle Entrate. Se i dati di pagamento forniti hanno un generico IBAN, controllatelo qui: dovesse venir fuori una cosa come Cartalis, Mobilmat, IMEL EU bloccatevi, e’ una prepagata di quelle che si prendono in tabaccheria dando la fotocopia di un documento contraffatto o altrui. Se ostentano un proprio sito, controllate con il whois da quando e’ stato registrato ed a nome di chi. Se e’ recentissimo sara’ almeno strano per un’azienda che dice di essere presente da anni sul mercato; se l’intestatario del dominio e’ diverso da quello della ditta, preoccupatevene. Se vi hanno fornito un numero di rete fissa che dopo il prefisso inizia con 1, si tratta di un numero VoIP che si ottiene dai Providers telefonici gratuitamente, fornendo dati falsi e scegliendo a piacere il prefisso territoriale. Un’azienda seria usa i VoIP solo accompagnati da precisi recapiti fisici.

Nella truffa in corso stanno usando le mail venditori@***-shop.it, info@***-shop.it  e ***-shop@hotmail.it. La loro ‘azienda’ sarebbe in una delle strade storiche del centro di Milano, ad un numero civico al quale risulta, invece, un negozio di giornali.  Per i contatti usano due diversi nominativi: Federico D* L*** e Mario M******.

I messinesi ai quali ci riferiamo sono dei balordi che hanno fatto centinaia di migliaia di Euro di danni a centinaia di persone. Indagati dalla Procura di Messina, lo scorso Novembre cinque sono finiti in galera (Costantino Crupi, Giovanni Guerrera, Francesco Sparta’ ed Antonino Panto’), due agli arresti domiciliari (Davide Cavo’ e Giuseppe Migliardi), quattordici rinviati a giudizio (Loredana Cervino, Nunzio La Rosa, Cristian Vito, Giuseppe Valenti, Giorgio Gullifa, Emanuele Niosi Oriti, Damiano La Rocca, Orazio Buoncastro, Giovanni Masano, Francesco Tringali, Salvatore Cavo’, Angelo Sparta’, Maria Cristina Sparta’ ed Emanuele Fresco).

Ma queste misure non sono bastate a fermarli: dallo scorso Novembre certamente gli stessi soggetti ne hanno fatte almeno altre due (italiaffariweb e mediashoponline), magari dal carcere o dagli arresti domiciliari. Abbiamo perfino la registrazione della voce, la stessa delle truffe precedenti: qui per italiaffariweb e qui per Rinciari Rappresentanze.

Sino ai primi del 2011, inserivano direttamente le loro offerte nei principali siti di annunci ma negli ultimi tempi, per evitare di essere subito individuati, rispondono loro alle richieste di lavoro con comunicazioni di questo tenore:

“*** società di vendita di prodotti di elettronica di consumo, cerca collaboratori che possano rappresentare la nostra società su tutto il web. Le responsabilità che interessano un nostro possibile collaboratore riguardano la messa in vendita, per conto di ***, di prodotti che la nostra azienda metterà a disposizione per cercare di crescere il più velocemente possibile, grazie al largo impiego e utilizzo di qualificati rappresentanti. Il lavoro è aperto a chiunque abbia una buona conoscenza del pc e abbia alcune ore da dedicare a semplici mansioni, come l’inserimento di inserzioni, curare il rapporto con gli acquirenti, smaltire il lavoro di vendita per conto della società,e abbia un account con circa 50 feedback. Il tutto sarà retribuito mensilmente con uno stipendio fisso di 600 euro al mese, con naturalmente dei limiti minimi e massimi da rispettare. Saranno poi messi a disposizione dei bonus per incentivare il lavoro dei nostri collaboratori che stabiliremo poi in seguito assieme ai possibili candidati. Non è richiesta la presenza in sede, e faremo un colloquio conoscitivo telefonicamente per capire se i requisiti che possedete sono idonei all’incarico. Intanto per permetterci una più rapida selezione chiediamo di inviare una breve mail di presentazione che ci aiuti a velocizzare la selezione. Per maggiori informazioni restiamo a disposizione”.

Se richiesti, non hanno difficolta’ ad inviare fotocopia dei documenti del titolare perche’ non sono i loro. Sino alla truffa Musolino Shop si servivano di disperati che, in cambio di qualche Euro, aprivano conti correnti postali e carte prepagate e glieli lasciavano usare ma, da b-shopping in poi, e’ evidente che hanno un canale per procurarsi le fotocopie che i negozi di telefonia fanno ai documenti dei clienti. Con queste fotocopie non hanno difficolta’ ad accendere conti correnti postali o IWBank, acquistare carte prepagate e addirittura, come hanno fatto almeno in un caso, attivare iscrizioni alle Camere di Commercio.

Stai attento: anche se sono solo dei balordi che si giocano a poker online tutti i proventi delle loro truffe, fanno danni enormi. E potresti pagarli tu

Su

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *