Pioppi ci prova. E magari gli riesce
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Inviato il pagamento e ricevuta la merce, le normali transazioni commerciali si concludono senza altri impegni per venditore ed acquirente ma non è così in quelle truffaldine, specie quando il commerciante/truffatore agisce con i propri dati personali.
In questi casi a carico del ‘venditore’ vi sono altre formalità da adempiere, pena ritrovarsi con una condanna che potrebbe influire negativamente sul suo futuro ‘professionale’ se incensurato e mandarlo in galera nell’immediato se già noto al Casellario giudiziale.

Ed è per questo che, a distanza di un mese dalla conclusione delle loro imprese, Alberto Pioppi ed il suo pupillo Samuel Polimeni non accennano a scomparire dalla circolazione ma continuano a mantenere una intensa corrispondenza con le vittime ed in questi ultimi giorni ne hanno parzialmente rimborsate alcune.

Un terzo di quanto pagato, la metà se la cifra è modesta. Pochi spiccioli che possono fargli ottenere un salvacondotto a godersi in pace la montagna di Euro rastrellati su eBay con gli account pioppinos10 e ap8pio.a9bvjgq.

Al momento abbiamo notizia di cinque miracolati sul centinaio di acquirenti che non hanno ricevuto la merce. Accuratamente scelti tra coloro che hanno già annunciato la querela per truffa o tra i più attivi su Facebook e nei commenti di eBayabuse, gli è stato promesso il resto dei soldi in un ‘appena possibile’ che non è difficile tradurre con ‘mai’. Accettando hanno dovuto ritirare la querela e non avrebbero potuto fare diversamente.

Domani ai primi cinque se ne aggiungerà ancora qualcuno e qualcun’altro tra qualche giorno sino a raggiungere il numero giusto che necessiterà al suo avvocato per impedire la prima udienza di un processo che molto probabilmente ci sarà in quanto la maggior parte delle vittime non vedrà un centesimo e le loro querele andranno avanti.

Cose da professionisti. Con le sue mosse Alberto Pioppi otterrà il risultato immediato che, diffusa la voce dei rimborsi, chi non lo ha ancora denunciato, malconsigliato dalla dea Speranza, non lo farà mentre a molti di quelli che lo hanno fatto basteranno un paio di email per convincerli a ritirare la querela in cambio di un prossimo risarcimento che, pur non arrivando mai, terrà in caldo le vittime sino alla scadenza dei termini per depositarla.

Ma, sopratutto, avrà messo assieme un pacchetto di rimborsi che se giocato bene da un avvocato esperto, potrebbe convincere il Pubblico Ministero a non richiedere il rinvio a giudizio per truffa ma derubricare il tutto ad inadempienza contrattuale ed archiviare le querele.

Questa conclusione è la sola che può salvare P&P perché, se il processo si tiene, il castello di balle che hanno inventato a loro giustificazione gli crollerà subito addosso, svelando in tutta la sua interezza un progetto truffaldino pensato a tavolino ed organizzato e portato a termine con una abilità che è di per sé un reato ed aggrava seriamente quello principale di truffa.

Il castello di balle crollerà perché le tesi avanzate da Pioppi per giustificare prima le mancate spedizioni e poi i mancati rimborsi sono aria fritta.

Pioppi dice che non ha consegnato le merci vendute perché truffato dal suo fornitore. Ma a parte che anche per iscritto ha sostenuto che il suo fornitore era Funky Commerce – ditta del figlioccio e complice Samuel Polimeni –  e dovrebbe inventarsene un secondo, in Tribunale dovrà dire chi è, mostrare ricevute di pagamento, ordini fatti ed anche di averlo denunciato.

Avesse queste prove, le avrebbe da tempo esibite alle sue vittime. A parte che una simile spiegazione non si regge in piedi neanche sul piano teorico perché anche ammesso il misterioso fornitore truffaldino, pioppinos10 avrebbe fatto un centinaio di ordini indipendenti e distribuiti nell’arco di un paio di mesi. Immaginare che dopo le prime mancate spedizioni abbia continuato ad inviare soldi ad un fornitore evidentemente truffaldino è decisamente troppo. E non solo si sarebbe fatto truffare in una maniera così stupida con pioppinos10, ma avrebbe continuato a farlo anche con le successive vendite dell’account ap8pio.a9bvjgq che egualmente non ha fatto né spedizioni né pagamenti..

In Tribunale Pioppi non potrà dire che non ha rimborsato gli acquirenti perché PayPal gli ha bloccato il conto. In quella sede di fronte non si troverà chi ha pagato con Paypal ma quelli ai quali questo pagamento ha rifiutato e restituito imponendogli il bonifico.

Anche che non ha rimborsato i clienti perché la banca gli ha bloccato il conto è una balla insostenibile.
Innanzitutto in banca i soldi della merce venduta non avrebbero dovuto esserci perché, e lo dice lui stesso, sarebbero stati da un bel pezzo nelle tasche del fornitore truffaldino. E poi un conto corrente può essere bloccato dalla banca o sequestrato dalla Magistratura ma fosse stata la banca in seguito a proteste e denunce ricevute, avrebbe restituito i soldi ai mittenti mentre, dati i tempi brevissimi della vicenda, l’intervento della Magistratura è impensabile.

Tutte sciocchezze, Pioppi sa bene che non può portarle in Tribunale e sta facendo di tutto per non arrivarci. Se ci riesce sarà grazie alle sue vittime che non avranno abbastanza dignità ed intelligenza da rifiutare i rimborsi parziali e mantenere la denuncia.

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commenti su “Pioppi ci prova. E magari gli riesce

  1. Questo articolo dice serie verità, non bisogna cedere a finte promesse o parziali rimborsi, se no il caro Pioppi e Compare, domani faranno di nuovo la stessa cosa, per altro si tratta di modi alla Totò che comunque portano nello loro tasche molti soldi, non cedete!!

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