Magistrati e truffe online
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kafkaIl cittadino non si aspetta che tutti Magistrati siano dei Falcone o dei Borsellino ma si aspetta che svolgano il loro ruolo come stabilito dalla Costituzione. Oltre ad essere indipendenti da qualsiasi altro Potere dello Stato ed anche dalla loro propria gerarchia, sono fin troppo pagati, hanno la carriera assicurata e godono di privilegi a dir poco medievali.

A fronte di questa posizione sociale che li mette al disopra di tutto (ed anche della Costituzione, a parere di chi scrive), i Magistrati italiani assolvono malissimo alla loro funzione, mancando, nelle grandi e nelle piccole cose, al compito fondamentale ed unico che ne giustifica l’esistenza e l’enorme peso economico del loro mantenimento: affermare l’indiscutibilità della Legge sanzionando prontamente chi la infrange.

Questa cosa non succede in generale e specialmente per i reati che sono più vicini alla vita quotidiana del cittadino, come ad esempio le truffe online che oramai coinvolgono una parte consistente della popolazione italiana e producono un fatturato criminale che da un bel pezzo avrebbe dovuto richiamare l’attenzione della Magistratura che invece risponde con l’archiviazione sistematica delle denunce per truffa.

E se l’archiviazione necessita del consenso della vittima, non di rado, gli stessi Magistrati si adoperano per ‘convincere’ la vittima a rinunciare a far valere i suoi diritti ed il rispetto della Legge.

E’ successo ieri al Tribunale di Cagliari. Giudice Paolo Pes, sul banco il blogger Franco Scano, ‘imputato’ di non voler ritirare la sua querela contro il famigerato truffatore cagliaritano Gavino Caddia. Il suo racconto dell’udienza fa accapponare la pelle:

Sono appena rientrato dal Tribunale di Cagliari e mi è venuta voglia di raccontare questa piccola storia..

Nel 2012 decido di acquistare una Console Nintendo Wii, butto un occhio su Ebay e mi sembra una buona offerta: 110 euro. Di solito mi fermo ad osservare i feedback dell’utente per non incorrere in fregature o peggio truffe. Questa volta mi fido di un account con pochi feedback.

Procedo con l’acquisto, ricevo il messaggio con la metodologia di pagamento: ricarica su Poste Pay. Quale scambio di messaggi con l’utente e via, ricarico e aspetto la comunicazione di spedizione.

Dopo la ricarica, il nulla. Le mie mail, che prima del pagamento ricevevano risposta celere, ora giacciono senza alcuna risposta.
Penso: “vuoi vedere che mi ha bidonato?”. Aspetto qualche giorno, niente ancora.

Decido di dare un ultimatum e via mail scrivo: “Considerato il silenzio, se entro breve non ricevo comunicazioni procederò con denuncia alla Polizia Postale”.

Niente..

Attendo qualche giorno, niente..

Mi collego sul sito della Polizia Postale, compilo il form per la denuncia di reati telematici ed il giorno successivo mi reco in quel di Cagliari (ufficio di Via Simento) per formalizzare il tutto.

È il 30 gennaio 2012, nell’ufficio di Via Simento mi fanno compilare e firmare varie scartoffie. Ho con me la stampa delle mail, dei messaggi e la testimonianza del pagamento.

Mi si dice: “Ha fatto bene, anche perché questo individuo lo conosciamo bene ed è l’ennesima truffa che pone in atto. Ed immagini di quante non siamo a conoscenza perché sono pochi coloro che denunciano..”.

Negli anni successivi tutto tace, tanto che avevo anche scordato l’accaduto. È ottobre 2015 quando ricevo un Decreto di citazione a giudizio dal Tribunale di Cagliari. Vi è la descrizione del procedimento e l’elenco delle parti offese (in totale cinque persone):

Una console Nintendo messa in vendita su Subito – mai consegnata, ovvio – (75 euro)
Sempre la stessa console e sempre su Subito (50 euro)
Una Playstation su Ebay (110 euro)
Console Nintendo su Ebay (110 euro)
Una Xbox360 su Subito (35 euro)
Non vi l’obbligo di presentarsi in Tribunale a meno che non si intenda costituirsi parte civile. Decido di non presentarmi..

Passano altri mesi di silenzio fino a due giorni fa quando ricevo una telefonata dal comando dei vigili urbani: “Abbiamo urgente necessità di consegnarle un avviso del Tribunale”. Io spaventato, chiedo “Che? Urgente?”.

Ritiro la notifica e ricordo di cosa si tratta, metto via il foglio di citazione. Vi è l’obbligo di presentarsi.

Siamo ad oggi: alle 9 sono in Tribunale, cerco l’aula.. è la numero 10. Aspetto il turno del procedimento che mi riguarda. Presiede il Dott. Paolo Pes (Giudice Onorario di Tribunale – leggo sul sito del Tribunale).

Bene, tocca a me.. fanno il mio nome.

Il giudice non mi fa leggere il giuramento, come a quelli che hanno testimoniato per gli altri procedimenti, mi dice “Senta, la informo che i tre querelanti prima di lei hanno ritirato la denuncia, quindi è mio dovere chiederle se intende procedere o meno. Stiamo parlando di 110 euro e siccome non si è costituito parte civile non ricaverebbe nulla se andasse avanti, quindi se vuole firmare come hanno fatto gli altri per il ritiro della denuncia..”

“Non ho capito perché dovrei ritirala..”

Mi risponde seccato ed in malo modo “Mi sembra di essere stato chiaro, le ripeto: stiamo parlando di 110 euro, gli altri l’hanno ritirata.. Ora decida cosa vuole fare”.

“Ho capito. Intendo procedere”.

Mi fa sedere, leggere la formula e da quel momento iniziano le domande del p.m e del giudice.

Ed io inizio a sudare, non perché sono in imbarazzo, ma perché mi trattano come se fossi io il truffatore e non il truffato. Mi dicono “Come, dove e quando ha fatto l’acquisto?”.

“Se non ricordo male su Ebay, non ricordo la data precisa..”

P.m e giudice: “Spero lei stia scherzando, non può dare risposte a caso. Ho la sua querela in mano con le sue dichiarazioni rese in data 30 gennaio 2012. Il sito è Ebay, come ha acquistato? Come ha preso contatti con il venditore? Quanto ha pagato? Come? Dove ha fatto il versamento? Ha sentito per telefono il venditore?”.

“Ho preso contatto tramite messaggi su Ebay dopo aver fatto l’acquisto..”

“Quindi lei ha visto un oggetto che costava 110 euro e come l’ha acquistato, facendo cosa? Come?”

“Non ricordo se fosse un’asta on line o un Compralo subito, ci sono due formule possibili di acquisto su Ebay..”

Mi interrompono malamente e mi dicono “Cioè lei non sa come ha acquistato? Guardi che qui non siamo tenuti a sapere cosa sia o come funzioni il sito Ebay, è lei che ce lo deve spiegare.. Lei che è informatico e così ben informato”.

Cerco di ricordare, di rispondere a tutte le loro domande (anche quelle più banali) poi dopo l’ennesimo trattamento da idiota da parte dell’onorevole giudice che mi interrompe e zittisce in continuazione, scelgo di trincerarmi su un “Non ricordo”.

Il p.m mi dice “Lei non ricorda? Eppure quando ha presentato querela alla Polizia Postale ricordava perfettamente, ci spieghi un po’ com’è possibile?”

“Sono passati più di quattro anni, quando ho presentato querela avevo le carte in mano dell’accaduto ed era successo da pochi giorni..”.

Mi interrompono di nuovo e l’onorevole giudice sbotta un “In tanti anni non mi è mai successo di trovarmi così in difficoltà, una querela e non sa che dice..”.

Finisce finalmente questo stillicidio, mi faccio fare il foglio giustificativo per il lavoro e vado via..

Ora mi chiedo, ho fatto bene.. Ho fatto male?

Me lo sono chiesto, ma ho pensato e penso che se era giusto nel 2012 querelare (non per recuperare i 110 euro) lo è anche oggi nel 2016. Perché forse credo nella giustizia delle cose, credo che occorre lavorare per guadagnare.

Dopo più di quattro anni mi si convoca per dirmi RINUNCIA, mi si fa passare per idiota (querelare per 110 euro che tanto manco riavrai?).

Quattro anni per una prima udienza di truffa con sberleffo e atteggiamento supponente.

Ringrazio l’onorevole giudice Paolo Pes perché ho davvero pensato “ma chi se ne frega..” per un attimo, ma poi.. credo nella giustizia, ci credo.. Ci credo, forse più, di qualche onorevole giudice.

Qualcuno glielo vada a dire a p.m e onorevole giudice che io ero il cittadino truffato e parte offesa e non il ladro di turno..

E qualcuno gli vada a dire che le carte della querela le avevano loro in mano non io, quindi se sono chiamati a giudicare o fare domande devono sapere loro cosa giudicano.

Cos’è Ebay? E poi giudico, onorevolmente.

À bientôt..

Questo l’articolo originale e questi i nostri articoli sullo stesso tema:

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2 commenti su “Magistrati e truffe online

  1. Acci e poi dentaccio! E questa sarebbe la giustizia italiana, che tratta il danneggiato come se fosse il delinquente? Allora cosa le hanno scritte a fare le leggi se poi il giudice fa di tutto per scoraggiare chi cerca di trovare un po’ di conforto proprio nella giustizia? O a questo punto dovrei chiamarla “sbagliatizia”? Come ho già detto tante volte: i magistrati sono esseri umani come tanti ne esistono su questo pianeta, quindi come tali dovrebbero comportarsi, non come se fossero gli dei dell’Olimpo, perchè non lo sono! Nel caso specifico mi sembra di aver letto la classica storia del professore che se la prende con l’alunno che gli sta antipatico. È chiarissimo che il magistrato in questione voleva levarsi dalle storie questo caso, dato che per lui non sarà stato niente di importante, ma per le persone che restano fregate, anche di poco, è importantissimo, forse più per cercare di fermare quelle persone che fanno dell’imbroglio la loro vita che per la cifra! Ma un dio, come si crede la maggior parte dei magistrati, è al di sopra di queste “plebeate”…

    1. Purtroppo per loro a questo mondo non ci sono solo le rapine a mano armata, ci sono anche questi ladri di polli che la fanno sempre franca, per una serie di perché davvero lunga ed eterogenea.

      Con quale diritto il magistrato si permette di sentenziare “sono solo 110 €”? Scommettete che se fosse stato gabbato per metà di quella cifra l’autore del raggiro sarebbe già negli alloggi dello stato?

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