Fast Telefonia, scontro tra venditori e acquirenti
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Come sempre ad ogni dopo-truffa del Bagle messinese, sorge il problema dei rimborsi che vede contrapposti rivenditori ed acquirenti in conflitti che, solitamente, si risolvono in ulteriore danno per entrambe le parti.

Dal loro lato, i rivenditori a volte non possono e spesso non vogliono far fronte alle proprie responsabilità.  C’é chi crede di lavarsene le mani facendo una denuncia alla PolPost, altri cancellano l’account eBay e si eclissano, nell’erronea convinzione che potendo facilmente dimostrare, in sede penale, di essere a loro volta truffati, la certa assoluzione penale li scagionerà da ogni altro obbligo civile.

Naturalmente non é così ed il passaggio dall’aula penale a quella civile si tradurrà in un ulteriore danno per i rivenditori che dovranno accollarsi anche le spese legali e processuali. Non c’é fondamento in nessuno dei cavilli che, da Crupi a Fast Telefonia, sono venuti in mente agli utenti che si sono fatti incastrare: la loro responsabilità si dimostra da sola ed il danno arrecato per non aver fatto opportuni controlli sul fornitore, tocca a loro risarcirlo.  Salvo riuscire a portare in tribunale i truffatori e trovarli sufficientemente solvibili da poter rimborsare le vittime. Insomma: lato venditori non ci sono alternative al risarcimento diretto degli acquirenti, l’evento potrà rimandarsi ma ci sarà comunque.

L’altra faccia della medaglia sono gli acquirenti, spesso irragionevoli nel loro diritto a riavere i propri danari. La maggior parte dei venditori caduti nella trappola dei messinesi, sono studenti, operai, impiegati e, non di rado, disoccupati; persone per le quali i 450 euro mensili offerti dal truffatore rappresentano una cifra che fa la differenza nel bilancio familiare.

Quando finisce il sogno, quanti di essi saranno in grado di tirar fuori migliaia di euro per rimborsare le vittime? Spesso questa domanda gli acquirenti non se la fanno e, a loro volta, immaginano che una denuncia per truffa, prima o poi gli restituirà i soldi persi.

Anche in questo caso non é così. La denuncia per truffa é un fatto penale che, quando raramente si arriva ad un processo, produce un giudizio su un reato, non sul danno economico subito dalle vittime. Che dovranno avviare un altro procedimento, questa volta civile, per  chiedere il risarcimento economico. Una faccenda lunga che, per la parte penale, molto difficilmente otterrà la condanna del rivenditore, raggirato e non truffatore; per quella civile, a parte i costi legali abbattibili ricorrendo ai Giudici di Pace, certamente sarà riconosciuto il diritto ad risarcimento ma in tempi e modi proporzionati al reddito della controparte. Per intenderci: se il rivenditore é un disoccupato, un lavoratore a contratto, uno studente, se ne potrebbe uscire con l’obbligo di un risarcimento parziale o di pagare il suo debito con cento euro al mese da dividere tra gli aventi diritto. E questo, magari, con una sentenza che arriva dopo un paio d’anni.

Come si vede, sia la tardiva furbizia dei venditori che l’intransigenza degli acquirenti, producono poco. Molto più saggio sarebbe, per i secondi, denunciare chi veramente ha truffato, per i primi incontrarsi con la controparte per stabilire modi e tempi ragionevoli per un totale rimborso.

Una discussione che potrà avvenire anche nel nostro Forum che già ospita le vittime delle precedenti truffe dei messinesi.

A proposito di denunce: ci sono novanta giorni di tempo per presentarle, le si faccia in modo da evitare che siano immediatamente archiviate. Importanti sufferimenti li trovate cliccando sul banner a fianco o scrivendoci. Ricordate che la maggior parte delle denunce per truffe online si perde nei meandri della giustizia perché fatte male.

Per approfondire le gesta di questa banda: 26 Ottobre 2009    Il Bagle messinese é tornato 17 Agosto 2009     Rinciari&C: un Bagle 2 Agosto 2009       Virus Rinciari 17 Luglio 2009      Rieccoli! 9 Maggio 2009       Riecco la banda dei messinesi 29 Marzo 2009      La truffa infinita

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