eBay, una tragica sòla
Condividi
FacebookTwitterWhatsAppGoogle+Yahoo BookmarksBlogger PostEmailCondividi

Otto anni fa, con l’arrivo di John Donahoe alla guida di eBay, la piattaforma è stata sottoposta a radicali trasformazioni che, da allora, privano gli utenti di ogni forma di controllo sui venditori, sui feedback, sulle aste in corso e su quelle passate. Criptati i nick degli acquirenti e dei partecipanti alle aste, eliminata ogni traccia di venditori e vendite dopo le truffe, limitati i contatti tra utenti, censurati i Forum, oscurate le liste dei followers, accessibili solo dopo aver pagato, le info di registrazione dei venditori ai quali è tolta la facoltà di rilasciare feedback negativo e sottoposti ad un cervellotico sistema di valutazione a ‘stelline’, eliminata la data di rilascio dai feedback a loro volta annegati in un meccanismo statistico-bizantino per il quale qualsiasi mascalzone che l’anno precedente ha collezionato decine di feedback negativi, ne viene completamente ripulito in quello successivo e ricomincia con una percentuale di 100% positivo.

La percentuale di positività, il numero di feedback complessivi ed i giudizi negativi e positivi cessano di essere un dato aritmetico ed immutabile e diventano un valore che si modifica progressivamente sino ad invertire il giudizio che gli acquirenti hanno dato sul venditore.

Di questa apparente assurdità stanno facendo le spese un centinaio di utenti che, nei giorni scorsi, sono stati truffati dal venditore professionale elettroniks_dcg.

Chiusa l’ultima asta il 29 Giugno, il venditore aveva 233 feedback utili per 239 positivi con una percentuale del 100%. I primi negativi con accuse di truffa sono arrivati nei giorni successivi ed al 5 Luglio l’account elettroniks_dcg mostrava 228 feedback complessivi dei quali 244 positivi, 10 negativi ed una percentuale scesa al 96%
feed_5_7Con buona pace dell’aritmetica, i 233 feedback già acquisiti – e corrispondenti ad altrettante vendite concluse – diventano 228 mentre i 239 positivi aumentano a 244 nonostante la novità dei 10 negativi appena arrivati.

Ma siamo solo all’inizio perché il giorno successivo i negativi arrivano a 39, la percentuale scende ulteriormente all’86% ed i feedback complessivi che già erano stati scremati a 228, diventano 201 e non finisce qui: i 244 positivi del giorno precedente diventano 245
feed_6_7Il 7 Luglio arrivano altri negativi. Oramai sono 42 e producono lo straordinario risultato di ridurre i feedback complessivi e corrispondenti ad altrettante vendite concluse, da 201 che erano 228 che erano 233, a 199 nel mentre i positivi che erano 245 ma prima 244 e prima ancora 239, aumentano a 246. Però la percentuale scende ancora: 85,4%
feed_7_7L’8 Luglio i negativi arrivano a 52, i feedback complessivi che erano diventati 199 da 233, scendono a 191, i positivi salgono a 247, la percentuale cala all’82,8%
feed_8_7Dalla sera dell’8 al tardo pomeriggio del 9 Luglio, i negativi arrivano a 58, i feedback complessivi scendono a 186, i positivi salgono a 248, la percentuale cala all’81,2%
feed_9_7aLa faccenda resta su questi valori sino al tardo pomeriggio del 9, quando improvvisamente i feedback complessivi salgono da 186 a 213, i positivi scendono da 248 a 232, dei 58 negativi ne vengono cancellati 45 e diventano 13 e la percentuale balza al 94,6%.

E qui ci fermiamo per scaramanzia: non vorremmo che, nelle prossime ore, il truffatore elettroniks_dcg recuperi il 100% positivo e torni a vendere.

Questa situazione è solo apparentemente assurda perché dietro una logica c’è. Abominevole ma c’è ed è tutta una questione di soldi ben chiaramente illustrata nel lontano 2008 da John Donahoe ai giannizzeri che guidavano e guidano le piattaforma nazionali.

Una ragione sintetica e molto antica, che apparteneva ieri alle potenze coloniali ed oggi alle multinazionali: massimo profitto con il minimo investimento.
E se durante lo sfruttamento delle risorse locali le popolazioni indigene vengono distrutte poco importa, non è il colonialista che paga.

Il minimo investimento eBay l’ha raggiunto da tempo sacrificando ogni spesa che non siano gli stipendi dei dirigenti e la pubblicità che gli serve ad accaparrarsi simpatie e silenzi dei media locali.

Tra le spese sacrificate la principale è quella del personale. Per restare dalle nostre parti, ad oggi tutte le piattaforme europee sono amministrate da un sistema di messaggistica automatica e da un paio di dozzine di sfigati sottopagati che da Dublino, Berlino, Tirana devono sbrigare tutto ciò che riguarda le piattaforme nazionali ma sopratutto la riscossione di tariffe, provvigioni e proventi pubblicitari. 

Restano fuori la sicurezza, l’assistenza all’utenza, la totale mancanza di controlli sull’identità degli iscritti, sulla correttezza dei venditori, il rispetto delle normative nazionali e comunitarie, la repressione del commercio di feedback. E neanche si prende in considerazione l’ipotesi di correggere quel bug noto da anni e responsabile delle migliaia di furti d’account che impestano eBay. Tutta questa parte che resta scoperta produce truffe e danni immensi agli utenti ed al Paese ma di ciò ad una multinazionale non gliene può fregare di meno. Gliene frega, però, in termini di immagine.

Ed è qui che i dovuti investimenti sono surrogati con le tarantelle dei feedback, le aste cancellate, i contatti impediti, le censure nei Forum, i followers nascosti, le informazioni negate, le litanie sulla privacy e tutti gli altri ostacoli finalizzati ad impedire che le vittime portino la loro esperienza negativa fuori da eBay da un lato e dall’altro a nascondere all’esterno la vera essenza della piattaforma. Che non è un ‘luogo sicuro dove fare acquisti’ ma il più grande sito di truffe online d’Europa.

Su

commenti su “eBay, una tragica sòla

  1. … E tutto questo, non dimentichiamocelo, con provvigioni sul venduto da cravattari.

    Chi vuole svuotarsi la cantina farà meglio a usare “nonpiùtardi”.it* o analoghi siti, che per quanto facciano schifo, sono gratis.

    Questa gentaglia si merita solo di fallire, o meglio: vista la piega che tutta la farsa ha preso, dovrebbero pensare seriamente di lasciare l’accesso solo ai venditori professionisti, con un feedback di vendite e acquisti provato. Gli avventori purtroppo possono solo pensare di alzare le briciole, a meno che non abbiano da vendere merce rara e costosa.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *