Un pericolo per la Rete
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La multinazionale delle aste online controlla la totalità del commercio mondiale ed impone regole che stanno trasformando il web in uno dei luoghi più insicuri del pianeta


Gravido di promesse per lo sviluppo degli scambi a livello planetario, l’e-commerce si sta avviando verso una deriva che potrebbe divenire irreversibile. Questo perché i principali operatori mondiali, approfittando della struttura autoregolamentatrice del web, vi hanno trasferito una cultura magliara che é la negazione della natura stessa della Rete. Internet é un portentoso mezzo di scambi culturali ed economici, rivoluzionario per la sua indipendenza dalle burocrazie e dai potentati nazionali ed internazionali. Tendenzialmente anarchica nel senso migliore del termine, offre spazi liberi da ogni censura che presuppongono, però, la presenza di soggetti responsabili e portatori di una cultura della legalità e del rispetto per il prossimo. Questo nella sfera dello scambio delle idee e delle conoscenze e, ancor più, nello scambio delle merci. Non si può e non si deve dare una regolamentazione alla Rete; la sua esistenza non può essere soggetta ai bisogni della politica ma é indissolubilmente legata alla maturità culturale dei suoi utenti. E’ nella sua natura di essere aperta, comunque, a qualsiasi apporto, sia anche in contrasto con il principio che la ispira.

Quindi, come nella società materiale, frequenterà la Rete ogni sorta di imbecilli e di malfattori; é ovvio, perché essa é lo specchio della Società che la produce. Questa presenza non sarebbe, di per sé, un problema ma lo diventa quando soggetti responsabili e, per la loro importanza economica o culturale, riferimento per il ‘popolo’ della Rete, assumono comportamenti che favoriscono la diffusione del malaffare e della frode culturale e commerciale su Internet.

La diffusione di questi comportamenti può pregiudicare il consolidamento di Internet come mezzo di pacifico e civile scambio di qualsiasi cosa e tras- formarla in una suburra da frequentare accompagnati dalla polizia.

E’ ciò che sta avvenendo a causa di un modo di gestire l’e-commerce che assomiglia moltissimo a quello dei magliari degli anni ’50 fatto proprio dai maggiori portali del settore che, invocando in malafede la libertà della Rete e del commercio, sono divenuti il principale veicolo di diffusione delle truffe telematiche e un formidabile incentivo alla produzione di merci contraffatte.

Protagonista e responsabile principale di questa deriva é il Gruppo eBay con le sue strutture parallele: Kijiji, Shopping.com, Rent.com, Prostores, mercado libre, half.com, pchome, eachnet, auction, gitti gidiyo, tradera.com.

Il Gruppo é leader indiscusso del commercio online negli Stati Uniti, in Canada, Svizzera, Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria, Ucraina, Sud Africa, Turchia, Russia, India, Cina, Hong Kong, Taiwan, Singapore, Giappone, Australia, Nuova Zelanda, Messico, Argentina, Brasile, Colombia, Costa Richa, Chile, Equador, Panama, Perù, Repubblica Domenicana, Uruguay, Venezuela, Malesia, Filippine. Con Shopping.com orienta gli acquisti in Rete negli Usa, in Francia, Belgio e Inghilterra. Con Rent.com é presente nel mercato immobiliare nordamericano, con Prostores nella gestione dei portali e-commerce. Con Kijiji nelle realtà locali di quasi tutti i paesi occidentali.

Mai nella storia si é avuto un tale monopolio mercantile, neanche i grandi imperi coloniali ottomano, britannico e olandese hanno mai raggiunto un tale controllo dei commerci del pianeta.

In questa situazione di dominio, la politica commerciale di eBay ha trasformato la piattaforma nel principale centro di smercio della contraffazione mondiale e in un luogo nel quale si può operare ogni tipo di truffa senza alcun ostacolo. Sul portale ogni giorno, anche in questo momento, si consumano migliaia di truffe che, a causa della struttura blindata dell’azienda, non vengono mai alla luce.

I due fenomeni della contraffazione e della truffa, grazie e attraverso la politica commerciale del Gruppo eBay, stanno dilagando nella Rete, inquinandola profondamente e condizionandone la vita. Un processo che in qualche modo occorre arrestare; innanzitutto dandosi delle regole, assumendosi le naturali responsabilità che competono ad ogni realtà commerciale; la prima delle quali riguarda l’osservanza di leggi e misure che garantiscano la genuinità degli scambi. Diversamente non si parla di mercanti ma di briganti.

Se gli operatori dell’e-commerce continueranno in questa loro politica, Internet diverrà un far west la cui prima vittima sarà appunto l’e-commerce

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