eBay, e-commerce o camorra, tariffe o pizzo?
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Sostanzialmente la situazione è questa: eBay pretende le provvigioni sulla truffa Tecnofase. E le pretende dalle vittime.

Non è un fatto nuovo, chè già alcune settimane fa avevamo aspramente criticato questo cinismo attribuendolo, però, ai gestori della piattaforma italiana. E non meravigliandoci più di tanto, ben conoscendo lo squallore professionale che, da sempre, caratterizza il management di eBay Italia. 

Ma ci siamo sbagliati: stavolta la pretesa non parte da Milano ma nientedimeno che dall’Ufficio del Presidente del Gruppo eBay Europa.  Più in alto c’è solo Homydiar. Più in basso, moralmente, quasi nulla.

La truffa Tecnofase la si deve ad un diversamente onesto che sappiamo oggi essere un finto avvocato di Chioggia – Alessandro Penzo – che nell’inverno 2012 mise in piedi un baraccone truffaldino che, per il tramite di una finta agenzia di lavoro – onlinejobs – coinvolse in due falsi dropship un nutrito gruppo di utenti eBay che, inconsapevolmente, si prestarono a dirottare nelle sue tasche i proventi di finte vendite fatte per conto dei due inesistenti grossisti Cosmo elettronica e Tecnofase.

In entrambi i casi fummo noi ad avvisare che si trattava di truffe, il 27 Marzo per cosmoelettronica ed il 4 Dicembre per tecnofase. Dopo poche ore eBay ricevette le prime segnalazioni ma non intervenne in alcun modo.

Altri avvisi all’Assistenza arrivarono nei giorni successivi e furono ignorati; la truffa si concluse solo quando tutti gli account coinvolti, avvisati dal tam-tam della Rete, bloccarono autonomamente le loro aste.

censura

Il dropship coinvolse una trentina di ‘rivenditori’ che, a truffa finita e senza aver visto un Centesimo di provvigioni e tanto meno il fisso mensile promesso, si trovarono a dover rimborsare di tasca propria somme, in alcuni casi ingenti, agli utenti che avevano acquistato dai loro account.

Una parte di essi non volle o non potè rimborsare, rimediandone altrettante querele per truffa.

Insomma: un disastro. Ma niente di speciale nella quotidianetà di eBay.it, il più grande sito di truffe online d’Europa. Che comparve in scena quando tutto era finito per fare ciò che fa sempre in queste occasioni: prelevare tariffe e provvigioni dai conti PayPal dei venditori, cancellare ogni traccia delle aste, sospendere gli utenti coinvolti.

Un repulisti. Della trentina di account che parteciparono al falso dropship ne sono sopravvisuti solo due: matto1991 (ora garda9112) e simonelambe. Tra i sospesi anche quel cervanni che aveva subito rimborsato gli acquirenti per oltre diecimila Euro.

Contro la pretesa di tariffe e provvigioni a nulla sono valsi il buonsenso, la decenza, le proteste dei rivenditori già costretti a risarcire gli acquirenti. Le documentazioni sulla vicenda, le copie delle denunce sono state semplicemente ignorate.

Per ‘il mercato online del mondo’ l’unica cosa importante è  guadagnare su tutto quello che si muove sulla piattaforma. Truffe comprese.

Come si diceva, avevamo attribuito questo atteggiamento da sciacalli ai dirigenti della piattaforma italiana ma non è così:  il marcio su eBay.it è tanto ma c’è perchè, come si dice a Napoli, ‘o pesce fete da’ capa‘.

Ad un rivenditore tecnofase al quale, prima di sospenderlo, hanno preso, restituito e nuovamente preso le provvigioni sul ‘venduto’ e che per questo ha protestato scrivendo direttamente ad eBay in Lussemburgo, Lisa Di Biase dell’Ufficio del Presidente di eBay Europe, riconoscendogli la condizione di vittima, ha risposto:

“… Le confermo che secondo l’Accordo per gli utenti, coloro che sono registrati su eBay sono tenuti al pagamento delle nostre tariffe e di tutte le tasse ed imposte applicabili associate al nostro sito e ai nostri servizi in modo tempestivo e con un metodo di pagamento valido”.

lettera_1In questa lettera è eBay che parla. E’ Homidyar, quello che da una copula con il laser rotto della fidanzata ha partorito ‘il mercato online del mondo’.

Non sono i travet assatanati di carriera che da Milano, nascostamente come nel caso Renault, cercano di far bella figura con i loro capi ma i massimi vertici della multinazionale eBay che dalla Germania (dove non oserebbero fare cose simili) promulgano le loro leggi sostitutive delle nostre nel nostro Paese, che ci mettono le mani in tasca ogni volta che gli piace, che ci impongono accordi vessatori e cambiandoli ogni volta che gli conviene, che stabiliscono come deve funzionare il commercio online italiano e chi vi può partecipare e come e chi vi deve mettere il naso e chi no.

lettera_2Lo stabilisce eBay da Drelinden, dal Lussemburgo, dalla California. Ma lo fa perchè glielo lascia fare uno Stato malato che, per una multa non pagata, ci fa sequestrare l’auto da Equitalia e intasa le carceri di vuò cumprà che vendono accendini BIC falsi e non si accorge che sul ‘mercato online del mondo’ e, guarda caso, specificamente sulla piattaforma italiana, si vendono ogni giorno tonnellate di false Vuitton, di falsi Rolex, falsi Burberry, falsi Levis, false cinture, false scarpe, falsi cappelli, falsi gioielli, falsi profumi. Tonnellate. Ogni giorno. Glielo lascia fare quel Ministero delle Finanze che non si accorge dell’immensa quantità di danaro che ogni giorno passa dalle tasche degli utenti italiani direttamente alle casseforti lussemburghesi di eBay senza darne conto ad altri che i propri contabili nè immagina di fare qualcosa per le migliaia di venditori ‘privati’ che, sempre su eBay.it, fatturando decine di migliaia di Euro al mese pagano le provvigioni ad eBay Lussemburgo ma non le tasse allo Stato italiano.

Ed ogni giorno sono migliaia le truffe fatte da mascalzoni che senza alcun ostacolo si registrano con nomi falsi ed altrui, si inventano Partite Iva ed aziende inesistenti e appena arrivati e con zero feedback mettono in vendita centinaia di migliaia di Euro di merci fantasma e l’altrettanto fantasma ‘Team Sicurezza’ interviene solo dopo e solo per evitare che restino tracce delle sue pesantissime responsabilità civili e penali ed i delinquenti restano impuniti e le vittime abbandonate a sè stesse da uno Stato che, con cinque o sei Polizie e non meno Magistrati di altri Paesi europei più popolosi, non trova maniera di mettere un minimo d’ordine nel web italiano, abbandonando al dominio dei truffatori e della cupidigia colonialistica di una multinazionale americana una risorsa economica che altrove produce occupazione e ricchezza più dell’economia tradizionale.

Purtroppo questo è il contesto e le responsabilità, prima che di eBay, sono nostre e della classe dirigente e politica che ci ritroviamo ai massimi livelli dello Stato e delle Istituzioni.

Ma anche se chi dovrebbe impedirglielo glielo lascia fare, queste cose eBay non può farle in generale e, nel particolare della vicenda Tecnofase,  non può imporre agli utenti di pagare delle provvigioni su una transazione che non c’è stata, nella quale gli utenti venditori non hanno incassato nulla e dovuto rimborsare gli utenti acquirenti.

Nè tantomeno eBay si assume obblighi verso chi non è stato rimborsato o in qualche misura accetta di essere  coinvolta negli eventuali contenziosi giudiziarii tra le parti.

La piattaforma non è stata danneggiata da questa vicenda che semmai ha favorito permettendo ad utenti registrati come privati di mettere in vendita merci nuove per decine di migliaia di Euro, cosa negata (come si ribadisce nella lettera) sia dal Regolamento della piattaforma che dalle Leggi italiane. E’ l’omissione dei dovuti controlli che ha provocato o almeno agevolato il danno conseguente.

I Padreterni di Derlinden non hanno alcun titolo, se non la prepotenza, per reclamare tariffe e provvigioni dalle vittime di questa vicenda perchè l’unico soggetto che ci ha guadagnato è il truffatore e l’unico che non ci ha perso è eBay.

Ma quand’anche si volesse contestare questa lettura, chi deve dare e chi avere e cosa e da chi è competenza delle Autorità italiane, non di eBay. Diversamente ‘il mercato online del mondo‘ non è commercio ma camorra e il pagamento dei servizi pizzo e non tariffa.

Non sappiamo quanto sia stato preso ed a quanti venditori tecnofase ma sappiamo bene che l’agenzia di recupero crediti di eBay può dar punti ad Equitalia e riuscirà, se non ostacolata, a recuperare i crediti vantati. Ai pretesi debitori conviene senz’altro reagire  in tempi utili e nell’unica sede che può annullare le richieste di eBay: quella giudiziaria.

Che non necessariamente è la Magistratura ordinaria con i suoi tempi lunghissimi e i costi proibitivi. La soluzione migliore è quella di citare eBay avanti il Giudice di Pace: costa pochi Euro e il dibattimento si tiene nella città di chi chiede il giudizio. In queste sedi sta capitando sempre più spesso che eBay ci lasci le penne. E in qualche caso, nonostante i suoi prestigiosi avvocati, ne è uscita completamente nuda

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