Dropshiping, diritti, doveri e truffe

Diffusissima su eBay, la vendita in dropship è una triangolazione economica nella quale l’utente finale acquista una merce da un commerciante che non la possiede e la riceve da un soggetto terzo (dropshipper).
Il dropshipper, pur essendo il soggetto che possiede, amministra, garantisce il bene e ne risponde giuridicamente, di solito non compare formalmente nella transazione, consentendo che il rapporto di clientela si stabilisca tra l’utente finale ed il commerciante. Cio’ comporta che, se dovesse interrompersi il rapporto tra il commerciante ed il dropshiper, i clienti restano al commerciante. Cosa non di poco conto.

La vendita in dropshiping si e’ diffusa perche’, se tutto funziona bene, il soggetto passivo di questa triangolazione – l’acquirente finale – non ci rimette nulla, il dropshiper vende piu’ merci, l’intermediario ricava una percentuale sulla vendita.

Nella triangolazione del dropshiping, i pagamenti possono seguire due diversi percorsi a seconda degli accordi tra dropshiper e commerciante; sempre fondati sul criterio “prima vedere moneta poi dare cammello”.
Nel primo caso il dropshiper riceve il pagamento direttamente dall’acquirente finale (es. webchising di Shop.it), effettua la spedizione ed invia al commerciante la provvigione pattuita; nel secondo (es. PixMania) il commerciante riceve il pagamento dal cliente, ne detrae la sua parte ed invia il resto al dropshiper che provvede alla spedizione.
Moltissimi commercianti italiani usano il secondo metodo (che – detto a beneficio di un Fisco nazionale particolarmente inetto – consente pingui evasioni fiscali), pochi il primo.

Tra questi, i mascalzoni che mettono in piedi dropship finti che provocano vere catastrofi finanziarie ai poveri cristi seminnocenti che se ne fanno coinvolgere.
Una truffa all’ingrosso il cui fulcro e’ un utente eBay adescato con il miraggio di fantastici guadagni in cambio di niente.
Solitamente la vittima (la prima perche’ subito ce ne saranno a decine) con la mente impegnata a contare i fantastiliardi che, tra poche ore, si accumuleranno sulla sua PostePay, sottoscrive patetici contratti arrivati via mail, invia ad uno sconosciuto i suoi dati anagrafici e bancari ed investe il suo account per irrorare la piattaforma di PlayStation, MacBook, reflex digitali, note e netbook, maxitelevisori e, in genere, il piu’ attuale hi-tech a prezzi cosi’ interessanti che gli acquirenti accorrono a frotte.

Le vendite vanno benissimo, anzi aumentano ogni giorno e l’apprendista stregone che gia’ si vede PowerSeller Platinum continua imperterrito a dire ai suoi clienti di pagare la merce ad uno sconosciuto, su una prepagata camuffata da conto corrente, ad una ditta e partita IVA inesistenti.
Convinto di essere parte di un vero dropship, si accorgera’ del disastro che ha provocato a se’ stesso ed agli altri solo quando leggera’ il suo nome su eBayabuse, si accumuleranno le proteste dei clienti che non hanno ricevuto la merce ed il suo ‘fornitore’ non risponde più al telefono ed alle email.

Sara’ troppo tardi: se ha da perdere, dovra’ risarcire qualche decina di migliaia di Euro, se minorenne (proibito dalle leggi italiane ma eBay se ne frega) o nullatenente, si dara’ alla macchia lasciando il danno alle decine di utenti che si sono fidati di un imbecille come lui.

In questo tipo di truffa l’adescamento di solito avviene con offerte di lavoro pubblicate online da ditte con nomi molto hi-tech, sedicenti grossisti alla ricerca di titolari di account eBay ai quali affidare la vendita in dropship di smartphone, portatili, PlayStation.

giuliani

Naturalmente promettono vertiginose provvigioni, rimborso delle tariffe eBay e premi di produzione. Il tutto ratificato da contratti di collaborazione di questo genere:

cosmo

In quasi tutte le vicende di falsi dropship che abbiamo trattato su eBayabuse la maggior parte dei ‘rivenditori’ ha tentato di sottrarsi alle proprie responsabilità dicendosi a loro volta truffati. Ma, in mancanza di rimborso agli acquirenti, non è così.

In queste vicende la posizione del rivenditore, salvo che non sia regolarmente registrato alla Camera di commercio come intermediario, procacciatore d’affari e simili, è innanzitutto irregolare sotto il profilo giuridico.

Inoltre le esclusioni di responsabilità promesse nei ‘contratti’ sottoscritti non hanno alcun valore legale: il rivenditore, prima di iniziare un rapporto del genere, è tenuto a svolgere ogni ‘ragionevole controllo’ sull’identità e sulla consistenza giuridica del suo dropshipper, sulla sua solvibilità, sulla reale esistenza delle merci.
Non avendo prese queste elementari cautele, il rivenditore è direttamente responsabile del danno creato a chi ha acquistato dal suo account e, se non risarcisce, a giusta ragione sarà accusato di truffa

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