Colpe e paure dei PowerSellers italiani
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I PowerSeller italiani hanno dimostrato una eccezionale cortezza di vedute rispetto al degrado di eBay.it e, solo ora, si accorgono che li sta irrimediabilmente danneggiando. Ma protestano nella direzione sbagliata


Il degrado di eBay.it é avvenuto senza alcuna resistenza da parte dei PowerSeller italiani che hanno dimostrato una eccezionale cortezza di vedute e, solo ora, si accorgono di quanto ne sono danneggiati. Ma, singolarmente, anziché prendersela con eBay o con la loro stessa inerzia, criticano eBayabuse che suggerisce metodi per non farsi fregare dall’armata di truffatori che lavorano sulla piattaforma italiana.

Il nocciolo delle contestazione é questo: sconsigliamo sistemi di pagamento normalmente adoperati da venditori corretti, allontanando, quindi, gli utenti sia dalle aste truffaldine che da quelle regolari. Ma é veramente così? Vediamo.

Noi partiamo dal presupposto che, in linea di principio, un venditore onesto e professionale deve essere orientato alla trasparenza, che la trasparenza é direttamente proporzionale alla sua onestà, che se ha qualcosa da nascondere, non é il caso di averci a che fare. Forse é troppo facile questa semplificazione ma é certamente necessaria in un momento in cui la percentuale di aste-truffa su eBay.it ha raggiunto valori altissimi.

Oggi, facendo una ricerca nei Forum di eBay con keyword truffa, il sistema restituisce 500 discussioni sull’argomento; con truffatore, tarocco e falso, altrettanti. Su Google la chiave di ricerca truffa online restituisce 1.070.000 risultati, contraffazione 639.000, truffa ebay 1.060.000.

Questi numeri significano che ogni giorno una parte consistente di utenti del commercio online viene derubata di cifre spesso rilevanti senza possibilità di ottenere un rimborso da qualcuno o, almeno, giustizia dallo Stato italiano. Il panorama é questo; una situazione di emergenza che, dovendosi difendere da soli, costringe chi vuole acquistare su eBay a prendere precauzioni che, a volte, possono sembrare eccessive.

Ma questo contesto é ben noto a chi vende che, se orientato alla trasparenza, ci deve fare i conti offrendo ogni informazione utile perché l’acquirente che deve inviare i soldi per una merce vista solo in foto, capisca di trovarsi di fronte ad un venditore che effettivamente consegnerà quanto promesso.

Effettivamente, eBayabuse sconsiglia pagamenti con PostePay, IWBank, BancoPosta, bonifico interbancario, vaglia veloce, MoneyGram, WesternUnion

Ora: non pagare con PostePay non significa che la PostePay, in sé, sia un metodo di pagamento esclusivamente truffaldino. Anche il vaglia postale, di per sé, non é un metodo di pagamento truffaldino, essendolo certamente il vaglia veloce, WesternUnion e simili. Egualmente il bonifico interbancario su carta prepagata può essere un legittimo sistema di pagamento, così come quello su conti IWBank o Bancoposta.

Ma é altrettanto vero che, per quanto riguarda l’acquirente, i truffatori online prediligono ricariche PostePay, vaglia veloci, bonifici su IWBank e Bancoposta, ricariche di prepagate attraverso bonifici interbancari. Perché queste preferenze?

Nell’ordine: – la mancanza di seri controlli sui documenti del richiedente agli sportelli degli Istituti emittenti, consente di ottenere carte prepagate presentando documenti personali contraffati o, addirittura, in fotocopia. – le banche emittenti di carte prepagate, essendo escluse da ogni rischio, consentono l’uso dei propri ABI e CAB a persone non titolari di corrispondenti conti correnti – IWBank apre conti sulla base di documenti inviati via fax o posta elettronica. Elementari conoscenze DTP consentono falsificazioni pressoché perfette – un conto Bankoposta viene distrattamente rilasciato da sportellisti oberati di lavoro e non personalmente responsabili che, spesso, accettano fotocopie dei documenti di identità

Questi fatti consentono ai truffatori di ottenere pagamenti a nominativi di fantasia e di liberarsi dal rischio di essere individuati.

Questa é la realtà con la quale devono fare i conti i tantissimi utenti che acquistano una PlayStation, un Nokia N95, un televisore da 40″, un orologio di marca. E rischiano di pagare centinaia o migliaia di euro a nominativi inesistenti per merci che non riceveranno.

Ma questi pagamenti diventano immediatamente legittimi in presenza di un venditore del quale si abbiano le vere coordinate; con un nominativo di pagamento uguale a quello di registrazione, che, se professionale, esibisca un numero di Partita IVA e, se privato, foto dell’oggetto in vendita non copiate dal web, che fornisca un recapito telefonico fisso, risponda con account e-mail verosimili e nella sua lingua alle domande degli acquirenti … insomma che sia orientato alla trasparenza, che non tenti di nascondere ciò che deve esser noto a chi gli affida i suoi soldi.

Soddisfatte queste condizioni, il venditore onesto potrebbe, al limite, anche chiedere il pagamento con vaglia veloce online. In tutte le altre sarà legittimo ogni sospetto.

Piaccia o meno, questo é uno dei volti del commercio online italiano. Un commercio abbandonato a sé stesso, con regole scritte ma non applicate, con Istituzioni che non fanno il loro lavoro e, a volte, si schierano dalla parte dei truffatori (vedi il caso della Polizia Postale di Caserta), con Magistrature lente, inefficienti e inadempienti …

Con questa realtà deve fare i conti anche chi vuole vendere online, fornendo ogni indicazione utile ad identificarlo con certezza ed evitando comportamenti equivoci come quello di camuffare da conto corrente su banca italiana una carta prepagata ricaricabile con bonifico interbancario o dichiarare pronta in in magazzino merce che si acquisterà dopo aver ricevuto il pagamento.

Gia in condizioni normali, i venditori sarebbero tenuti alla massima trasparenza con il cliente ma, nel contesto di questo commercio online, devono esserle ancora di più, dando ogni indicazione utile ad essere identificati come onesti commercianti online e non truffatori.  O rinunciare senza prendersela con eBayabuse

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