2015, il bilancio
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basta_avvisoDal 3 Gennaio di quest’anno a stamattina 31 Dicembre, su eBayabuse abbiamo pubblicato 2001 Sconsigli per gli acquisti ed altri 1259 nel nostro Gruppo Facebook.

Tolti 240 riguardanti commenti, siti truffa e vari siti di annunci, 3020 sono stati avvisi di truffe in corso su eBay. 

In sensibile aumento rispetto alle quantità segnalate negli anni precedenti, qualcuno sostiene che si tratti di un fatto fisiologico proprio del commercio online ma non è così perchè è solo sulla piattaforma italiana di eBay che il fenomeno ha queste drammatiche dimensioni e la cui causa principale è un combinato dell’inettitudine di Magistratura e Polizie, dell’insensatezza delle leggi in materia e del sistema di registrazione di eBay.

Abbiamo iniziato a contestare quest’ultimo punto appena arrivati online e per dimostrare come questo sistema fosse propedeutico alla truffa, nell’Ottobre 2007 registrammo su eBay un account a nome di Meg Whitman, all’epoca Ceo di eBay Co. ed il mese successivo un altro intestato al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

Ad Aprile del 2008, in risposta alle menzognere dichiarazioni di eBay in una serie di interviste a Radio24, ne creammo un terzo con dati falsi, pubblicammo un’asta che, nonostante la risonanza perché ripresa da diversi blog, resisté ben quattro giorni durante i quali avemmo anche il tempo di cambiare integralmente i dati di registrazione dell’account intestandolo ad Eleonora Duse, la grande attrice drammatica morta 84 anni prima.

Per creare questi account fittizi ci bastò rispondere alla email automatica di verifica ed inserire un Codice fiscale coerente: requisiti del tutto insufficienti a consentire a soggetti sostanzialmente anonimi di mettere in vendita su eBay merci per centinaia di migliaia di Euro, come normalmente avviene.

Contro questi criteri di registrazione non abbiamo mai smesso di protestare e in questi giorni li abbiamo verificati nuovamente, scoprendo che qualcosa è cambiato ma in peggio.

Rispetto alle volte precedenti ciò che è cambiato è che non si fanno neanche più le verifiche dell’indirizzo email e del Codice fiscale, il passaggio da account personale a professionale non è soggetto a verifiche, l’inserimento di Partita IVA e recapiti aziendali non è tra i campi obbligatori ed anche il cambio del nome dell’intestatario non è soggetto a verifiche o controlli. Meglio di così per i truffatori non potrebbe essere.

Qualcuno potrebbe obiettare che, date le dimensioni della piattaforma, i controlli sarebbero impossibili. Ma, a parte che se il sistema di un’azienda crea incontrollabili fenomeni dannosi alla collettività occorre fermarla, sulle altre piattaforme europee di eBay le cose non funzionano così: in Francia, Inghilterra, Belgio, Olanda, Germania l’abilitazione dell’account fa seguito a reali controlli sull’identità ed il domicilio dell’utente ed addirittura eBay.de accetta le iscrizioni dopo aver controllato i dati forniti sul database dello Schufa (una sorta di registro tedesco degli insolventi nei quali però figura chiunque abbia una situazione bancaria in Germania, anche se solvibile e senza problemi) e se non trova riscontri invia una raccomandata all’indirizzo fornito alla registrazione. Sempre eBay è, perché da noi si fa diversamente?

Le ragioni sono note a tutti – e specialmente a chi dovrebbe vigilare sul commercio online nostrano – e risiedono nell’ideologia che, da sempre, caratterizza la dirigenza italiana della piattaforma: inviare in California quanti più soldi possibile ed abbattere ogni spesa non produttiva di profitti.
La sicurezza è una di queste.

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2 commenti su “2015, il bilancio

  1. Personalmente sono stato truffato in data 7 gennaio u.s. ignaro dell’esistenza di questa spropositata quanto allargata e ormai consueta pratica della truffa on line grazie soprattutto alla complicità dei gestori di sistemi di pagamento elettronico e all’indifferenza totale delle Autorità preposte alla salvaguardia del cittadino onesto ed ignaro, ma soprattutto al nostro Parlamento; possibile che nessun rappresentante di noi cittadini onesti, che siamo(almeno spero) sicuramente la maggioranza, abbia avuto l’idea di presentare qualche disegno di legge o norme alle quali le banche e i servizi postali devono obbligatoriamente uniformarsi per evitare le ormai conosliutissime truffe on line?
    Sarebbe opportuno trovare soluzioni per divulgare più diffusamente la possibilità di incappare in queste truffe in special modo per coloro che affacciano le prime volte come me agli acquisti on line, coinvolgendo magari, i grossi marchi delle vendite on line. Saluti a tutti.

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